sabato 5 maggio 2012

Limiti

Stavo guardando di sfuggita qualche scena di un film tv americano su un canale rai in cui c'era questo ragazzo molto giovane che annunciava ad una conoscente di aver avuto un figlio - "maschio" specificava, con cenni del capo di grande soddisfazione - ed ho avuto una specie d'illuminazione: un tempo ci si augurava di avere figli maschi perché il maschio era percepito come un essere completo e senza nessuna limitazione, come il miglior prodotto a cui altri esseri umani potessero dare origine; la femmina, per converso, era vista come un essere parziale su cui non si potevano di certo proiettare aspettative e fantasie di successo e potenza senza limiti.
Non è proprio un'illuminazione in realtà, non che tutto ciò non lo sapessi già, o non ci avessi mai pensato, però non so perché sentendo quella battuta di quel film, ambientato ai giorni nostri con un giovane protagonista, quelle cose - se vogliamo anche ovvie e banali - mi sono venute in testa tutte insieme come un flash.
Io non mi sono mai sentita limitata dall'essere donna, in niente; io mi sento limitata solo dall'essere me.

3 commenti:

  1. Forse il tuo sentirti limitata è intimamente legato al fatto di essere donna, o, almeno per me, credo sia così.

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  2. Bè, essere donna inevitabilmente è parte del "problema" (=essere me) e ne è indistricabile; per conoscere la precisa incidenza della condizione femminile nei miei particolari limiti forse dovrei diventare all'istante uomo (e dovrebbe essere anche come se lo fossi sempre stata)

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  3. L' anonima di prima6 maggio 2012 08:06

    Eh, s¡...mi sa che non se ne esce... mi ci sono arrovellata spesso, su questo tema, e poi finisce che mi ci ingarbuglio, in questi ipotetici trasferimenti di identità, in dimensioni ed esistenze parallele...

    Per quanto riguarda la preferenza per i figlioletti maschi, devo dire che, purtroppo, almeno dalle mie parti, è tristemente e assurdamente attuale :-(

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